Berbrand, una storia italiana senza sbavature

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Ci sono tante cose che colpiscono nell’esperienza di Berbrand, il “bottonificio di Grumello” – come viene semplicisticamente chiamato negli elenchi di Internet -, intanto l’energia di un’azienda di prima generazione nata nel 1995 e poi la semplice e ferma voce di Emanuele Bertoli che racconta una storia italiana senza sbavature.

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Per noi che da anni giriamo l’Italia a raccontare il talento delle nostre imprese, Berbrand è allo stesso tempo una sorpresa e una conferma di quel che scorre nelle vene di questo paese e che fa fatica ad emergere come bene comune per la nostra vecchia abitudine di sgobbare che di raccontare e condividere.

I punti di forza di questa esperienza sono diversi e li voglio sottolineare in estrema sintesi: il primo è questa straordinaria costruzione della filiera verticale della madreperla che dai mari del Vietnam e del Pacifico arriva sui tavoli della fabbrica di Grumello del Monte per diventare bottoni. Una filiera costruita con cura e passione dove un prezzo lievemente maggiore fidelizza produttori e pescatori e li convince ad adottare criteri di qualità nella produzione della materia prima naturale. Una multi localizzazione attenta alle culture – dice Bertoli – e dietro immagini il lavoro e la passione tutti italiani per convincere, progettare, rimboccarsi le maniche per fare. Coraggiosi, saggi e visionari. Il risultato una filiera integrata in un settore del tutto particolare che garantisce il rispetto per la natura (nella pesca solo le taglie medie e il ripopolamento e alla fine il riuso o lo smaltimento degli scarti).

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La scelta dei mercati è poi particolarmente interessante, ovvio obbligata dalla materia prima, ma lo stesso interessante. In un vecchio articolo, sul Social Europe Journal, Paul Krugman, il premio Nobel per l’Economia, suggerisce ai paesi Europei di non insistere perché la Germania paghi i costi della crisi e di cercare invece nuove strade per sviluppare surplus, cercare qualcun altro o qualcosa di diverso per vendere il nostro export. Mi sembra questo un punto chiave per la risalita o la rinascita: evitare di percorrere strade abusate o troppo frequentate. Anche questo dice l’esempio di Berbrand al talento degli italiani e alla pratica delle nostre imprese: oggi il Vietnam (prima azienda italiana a insediarsi in quel territorio) poi l’Indonesia.

Il terzo punto da sottolineare è molto vicino a quel che la nostra Fondazione ha fatto per affermare l’esperienza della bellezza come valore dell’economia, come metafora generativa e modello per una possibile ripresa della nostra economia (la bottega, il fatto a mano, la passione per il prodotto, l’amore per il territorio).

Tutto questo ci sembra di sentirlo uguale quando Bertoli dice che Berbrand sta in Italia perché qui si è permeati e circondati dalla bellezza e quando, aggiunge, benché molto, sia stato fatto per brutalizzare questo valore per violentare questa bellezza essa tuttavia resiste, viene riconosciuta all’estero e noi possiamo avvalercene, costruendo quel che Bertoli chiama un “nuovo lusso” che deve essere connesso alla passione duratura e ad un’estetica “accessibile”.

Un ultimo punto riguarda il design, spesso noi ci riferiamo alla grande storia del design italiano come a un secondo Rinascimento capace di sviluppare una forma perenne di qualità estetica nei prodotti d’uso quotidiano. La nostra convinzione è che questo nuovo linguaggio degli oggetti sia destinato a crescere applicandosi a nuovi settori produttivi e allargandosi ai servizi. Anche in questo caso è interessante l’esperienza dell’azienda di Grumello del Monte: l’idea di applicare il design a nuovi territori che si concretizza nel brevetto del film di madreperla da applicare agli oggetti (le moto piuttosto che i mobili), o la ricerca estrema che l’Azienda conduce per diversificare i materiali in un campo, i bottoni, che resta per molti aspetti super tradizionale: il corno di bufalo indiano, il carbonio, il quarzo, l’alluminio. Campi straordinari di ricerca che possono offrire all’Azienda bresciana, in una relazione più stretta con le applicazioni più contemporanee del design e le sue nuove soluzione tipologiche, una grande opportunità di crescita e di sviluppo.

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La stagnazione, il mantenersi troppo a lungo legati alle produzioni tradizionali, che hanno ispirato il capitalismo nel passato, l’abbiamo percepita in molti momenti della nostra indagine al centro dell’impresa italiana, lì dove il marketing e la pubblicità scemano e tacciono perché non hanno argomenti e viene in primo piano l’urgenza di cambiare, lì dove il talento deve convertirsi al rischio non solo nella costruzione dell’Azienda ma nel difficile mestiere di sviluppare idee nuove e di innovare in forma radicale.
Molte aziende italiane, più di quante s’immagini, stanno lavorando con principi e valori simili a quelli di Berbrand, è importante per il futuro del Paese, e di tutti noi, che queste imprese si conoscano e costruiscano nuove forme di alleanza.

Si ringrazia BerBrand per la gentile concessione delle immagini. 

Giornalista professionista e sociologo, è tra i Fondatori di Italia Patria della Bellezza di cui ne apprezza particolarmente il ruolo economico e sociale finalizzato alla crescita del nostro Paese.

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