Bio -on, l’unicorno italiano che fa parlare il mondo

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Di lei parlano anche in California, tanto che Forst & Sullivan le ha conferito a inizio ottobre il premio Best Practices riservato al «componente più innovativo per l’industria cosmetica ottenuto da fonti vegetali rinnovabili» . Vi raccontiamo l’avvincente storia di Bio-on.

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Fondata dagli imprenditori Marco Astorri e Guy Cicognani, Bio – on è un’ azienda bolognese nata con un unico grande obiettivo: produrre bioplastiche totalmente biodegradabili.

Una sfida importante che cavalca l’impellente necessità di ridurre il dilagante spreco di plastica. I due imprenditori sembrano esserci riusciti grazie alla fermentazione batterica dei residui della barbabietola da zucchero e della canna da zucchero, un processo che li ha portati a brevettare Minerv-PHA: una plastica innovativa che si degrada biologicamente al 100% in pochi giorni nell’acqua di fiumi, laghi e mari.

Ma l’azienda bolognese non si è fermata al brevetto di questo innovativo poliidrossialcanoato, Bio – on vanta infatti anche una nuova tecnologia che sta facendo gola al mercato della cosmetica: micro-perline biodegradabili per creme, trucchi, dentifrici. Un prodotto necessario per il settore cosmetico considerando che le classiche micro-bead da idrocarburi sono già vietate in Usa e presto lo saranno anche in Europa.

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Marco Astorri al ritiro del premio Best Practices conferito da Forst & Sullivan

E non finisce qui: Bio – on ha anche brevettato Minerv Biorecovery, prodotto efficace nelle bonifiche ambientali e nel biorisanamento di inquinamento da idrocarburi in mare aperto e nei porti, ed ha siglato con l’azienda Maire Tecnimont un accordo di investimento per commercializzare un’innovativa soluzione per i fertilizzanti biodegradabili che non lasciano residui.

Non ci stupisce, quindi, che questa realtà italiana sia stata considerata a tutti gli effetti un unicorno del nostro sistema imprenditoriale, ed anche il mercato finanziario se ne è accorto. Sbarcata a Piazza Affari nel 2014 Bio – on ha raggiunto di recente la capitalizzazione record di un miliardo di euro: quasi 100 volte il fatturato 2017 (11 milioni di euro). Un risultato che ha destato molte perplessità ma che va giudicato a partire dalle prospettive di sviluppo dell’azienda.

L’orizzonte di Bio –on è infatti costellato di collaborazioni internazionali del calibro di Kering, la multinazionale del lusso con la quale ha siglato una partnership per studiare nuove plastiche da usare nel settore dell’occhialeria, e della già citata Maire Tecnimont. Collaborazioni che confermano il primato mondiale dell’azienda italiana nel campo dei poliidrossialcanoato tanto da far pensare che Bio -on, ora radicata a Castel San Pietro, piccola località vicino a Bologna, potesse lasciare l’Italia per lidi più internazionali. 

Negli ultimi cinque anni sono arrivate di continuo proposte di acquisizione, tutte allettantissime – ammette Marco Astorri al Corriere della Sera – Ma vogliamo restare per far diventare grande Bio –on in decine di campi diversi e contribuire a migliorare il pianeta.

Un impegno che l’azienda ha reso ancora più evidente dall’apertura del primo impianto produttivo: una fabbrica di 3.700 metri, per un investimento totale di 20 milioni.  

Una sfida che conferma la volontà di questo unicorno italiano di credere nel nostro Paese, nelle sue capacità d’innovazione e nelle competenze dei nostri territori, ricchi di tecnici e ricercatori che tutto il mondo ci invidia.

Crediti immagini 
– immagine di copertina in Creative Commons 
– immagine articolo: fonte sito Bio-on

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