Gli stivali della luna. Storia di un’invenzione italiana.

Proprio un anno fa nei capannoni di un’azienda persa nella campagna veneta, a Giavera del Montello, si festeggiavano gli ottanta anni del proprietario. Ci sono i famigliari, i dipendenti, la rete commerciale, le autorità locali: ci sono tutti.

Fonte: https://www.tecnicasports.com/italia/company/

Lui è Giancarlo Zanatta, uno dei protagonisti del miracolo economico nel Nord-Est, il proprietario di Tecnica. È uno che, tutti i giorni, passa in fabbrica – pur avendo lasciato nel 2015 le redini dell’azienda al figlio Alberto – e quella che si tiene, dentro e fuori dai capannoni, è la sua festa. Le magliette che indossano i dipendenti per l’occasione riportano le sue frasi famose e una in più che dice: grazie per averci scelto al tuo fianco

Lui è l’uomo che guardando con emozione
, con la figlia più grande, lo sbarco degli americani sulla luna non pensò solo con orgoglio a quella grande impresa dell’uomo (un piccolo passo) ma guardò intensamente gli stivali degli astronauti. Un pò di tempo dopo, mentre era in America, gli venne in mente il progetto dei famosi Moon Boot: le scarpe che hanno fatto la storia dell’abbigliamento sportivo. 

L’idea dei rivoluzionari doposci, nasce, davvero, qualche mese dopo, nell’aprile del ’70. Zanatta è alla Penn Station di New York, appena arrivato in America per avviare la filiale del calzaturificio Tecnica, la fabbrica di scarpe da lavoro che ha ereditato da suo padre. In quei giorni il Paese è in preda all’entusiasmo e celebra se stesso per la conquista spaziale. Davanti a lui, sul muro, c’è una gigantografia di Neil Armstrong che passeggia sul suolo lunare. 

È bellissima e forte: l’uomo sembra uscire dall’immagine. Zanatta non riesce a staccare gli occhi da quegli stivali così particolari e da quell’orma. Beh, è successo a tutti se ci pensiamo bene: l’attenzione del mondo non era proprio rivolta ai piedi degli astronauti, ai loro primi passi sul suolo lunare? Se ci sforziamo di ricordare, a ognuno di noi verrà in mente la discesa di Armstrong dalla scaletta, l’incedere goffo e saltellante, il famoso “grande passo per l’umanità”, testimoniato da un’orma così larga e netta sulla polvere tra i crateri. Tutto è concentrato su quei primi passi. Ecco la lampadina che si accende. Perché non copiare quei buffi stivali e farne dei doposci che lasciano un’impronta simile sulla neve? Torna in fabbrica e decide di provarci. Sono giorni di lavoro intenso sul prodotto, l’azienda si affida a un designer esterno per la scritta, l’unica complicazione, se così si può dire, è la suola che dovrà riprodurre l’effetto orma sulla Luna, in realtà poi modificata per renderla più aderente alla superficie scivolosa della neve. Nei nuovi doposci l’evocazione della grande conquista è un richiamo molto forte per i consumatori: l’idea è puro marketing istintivo, ma anche vera innovazione di prodotto. Si usa il nylon, il massimo di modernità in un’epoca in cui tutte le calzature da montagna continuano a usare materie prime tradizionali (la pelle, il pelo di origine animale). Si introduce a piene mani il colore, e anche questo è rivoluzionario. Sono i tempi della pop art, di Andy Warhol, uscire dall’eterno bruno del cuoio è una cosa che colpisce. Ma non è finita: con una calzatura ambidestra e senza vincoli di taglia, i clienti si sentono più liberi.

Non tutti credono in azienda a questo tentativo, qualcuno, come sempre succede, dice: ma dove andiamo con “ ’sta ciabatta ”? 
Un pessimismo smentito clamorosamente. Pochi giorni dopo il lancio a una fiera in Germania, cominciano a piovere ordini. A centinaia. A migliaia. Quarant’anni dopo si arriverà a contare 23 milioni di paia vendute.

Grazie agli stivali della luna, il gruppo Tecnica assurge a fama mondiale.

Oggi gli Zanatta sono a capo di un gruppo (Nordica, Rollerblade, Lowa, Blizzard) che fattura 365 milioni di euro l’anno (2017).

MoonBoot

La loro storia racconta di un’altra grande impresa italiana che non teme la crisi. Una storia in cui, come spesso succede alle nostre imprese più grandi, il talento e l’ingegno entrano in un campo statico, lo destrutturano completamente e lo rinnovano producendo oggetti nuovi di grande comodità e di ineguagliabile bellezza.

Giornalista professionista e sociologo, è tra i Fondatori di Italia Patria della Bellezza di cui ne apprezza particolarmente il ruolo economico e sociale finalizzato alla crescita del nostro Paese.

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