Goliath, il piccolo robot-fresatrice italiano che ha conquistato il mondo

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Il 3 ottobre 2017 su Kickstarter, la piattaforma di crowdfunding più famosa al mondo, è avvenuto un vero boom: in solo 4 ore dall’avvio della campagna Goliath CNC ha raccolto la somma che si era prefissata di 90 mila dollari, per raggiungere il milione di dollari in poco più di un mese.

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Alessandro Trifoni, Lorenzo Frangi e Davide Cevoli al lavoro su Goliath CNC

Goliath, il fortunato destinatario di tante attenzioni da parte degli investitori 2.0, è una piccola macchina utensile portatile dall’identità italiana, nata dalla tesi di laurea di Lorenzo Frangi che nel 2014, a conclusione del suo percorso in Design & Engineering al Politecnico di Milano, sviluppa l’idea di una macchina utensile mobile per taglio e incisione senza limiti. “Tutto è iniziato con l’obiettivo di creare una macchina in grado di rimuovere i limiti delle macchine a controllo numerico tradizionali, come la limitata area di lavoro, l’ingombro, il prezzo elevato e la mobilità”, ci racconta Lorenzo. 

L’intuizione sembra buona e così, in ogni momento libero, Lorenzo si dedica all’implementazione del piccolo robot. Viene presto affiancato da Alessandro Trifoni, ingegnere meccanico, e da Davide Cevoli, progettista e industrial designer, con i quali nel 2016 decide di dedicarsi a tempo pieno a questa avventura fondando Springa Srl.

Tanti i riconoscimenti importanti, basti pensare al Premio per l’Innovazione “Premio dei premi”, consegnato dal Presidente della Repubblica Mattarella nel settembre 2016, o alla già citata campagna di crowdfunding su Kickstarter in cui 700 backers hanno versato 1.072.544 dollari per avere in anteprima un esemplare.

Dal Nord America, Stati Uniti, Canada ed Europa, perfino dall’Australia, gli investitori di Goliath sono stati travolti dalla promessa performante della piccola macchina utensile, dalla sua estetica – messa a punto anche grazie alla consulenza di Alberto Meda, designer di fama mondiale che per qualche mese ha seguito Goliath come mentore al PoliHub – e dalla strategia di comunicazione adottata dai tre fondatori. A convincere i sostenitori, infatti, è stato sicuramente il fascino Made in Italy che trapela nel video promozionale dove viene valorizzata la sinergia che attraverso Goliath si crea tra tecnologia e produzione di manufatti di artigianato di qualità, come emerge dalla testimonianza dei cantieri Ernesto Riva, una delle aziende icona del saper fare italiano.

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Puntare sull’immaginario del Made in Italy è stato utile in termini di comunicazione. – Ci conferma Lorenzo – Nel settore delle macchine utensili l’Italia è tra le prime al mondo ed è molto importante per noi far trapelare la nostra italianità anche se devo dire che rispetto ad altri comparti, come il fashion e il food, il valore del Made in Italy nel settore della meccanica è meno percepito su larga scala.

Ma il legame con l’Italia non si ferma alla comunicazione: i tre ragazzi infatti, nonostante il forte successo internazionale, hanno deciso di implementare la produzione di Goliath nel nostro Paese intrecciando rapporti con aziende italiane specializzate nel settore. “In Italia stiamo trovando ottime realtà competitive da tutti i punti di vista; soprattutto in Emilia Romagna, dove la meccanica e la meccatronica sono molto sviluppate, stiamo riscontrando grande interesse ed attenzione da parte di molte aziende. Trovare una realtà che faccia produzione e assemblaggio in Italia così da avere il controllo sulla produzione è un obiettivo che ci sta particolarmente a cuore.”
Nel parlare con Lorenzo emerge il quadro di un’Italia virtuosa: un’Italia dei distretti eccellenti, un’ Italia del saper fare ma anche un’Italia capace di investire con coraggio in nuovi progetti innovativi.

Dal punto di vista di investimenti, network e internazionalità non c’è mancato niente. – Conferma Lorenzo – Il nostro progetto è nato subito con una forte spinta internazionale e Milano, città in cui siamo radicati, ha saputo offrirci contatti, opportunità e occasioni per raccogliere fondi e validare l’idea.

Ora non resta che guardare al futuro: “passare da un prototipo ad un prodotto industrializzato è la sfida che stiamo portando avanti. Ci stiamo molto concentrando sulla ricerca e lo sviluppo di Goliath e per questo stiamo cercando nuove figure dedicate a questo obiettivo. In un orizzonte più lontano puntiamo a sviluppare un portfolio di macchine portatili basate sulla stessa tecnologia ma capaci di lavorare su materiali differenti”.
Siamo quindi solo all’inizio di questa avventura tutta italiana.

Sempre alla ricerca di storie che raccontino le relazioni umane, nel corso del suo dottorato in Management ha modo di indagare le dinamiche del trasferimento del saper fare tra i maestri d’arte e i giovani artigiani, entrando nelle aziende d’eccellenza italiane, dove si innamora del bello e del ben fatto, qualità tipicamente Made in Italy. Affascinata da questa capacità tutta italiana di produrre Bellezza, entra in Fondazione dove collabora allo sviluppo dei progetti e delle attività legate alla comunicazione.