Il futuro del nostro Paese passa ancora dalle aule universitarie?

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Un’altra lunga estate italiana si è conclusa, scuole e università hanno riaperto i battenti e ormai tutte le campanelle sono ritornate a suonare.
L’istruzione – lo sappiamo bene – è un tema molto complesso e delicato che ha destato negli ultimi anni molte preoccupazioni considerando il forte calo di immatricolazioni, fortunatamente in ripresa in questi ultimi anni. Per il quarto anno consecutivo, infatti, le matricole delle università italiane sono cresciute: gli studenti al primo anno sono 11.804 (+3,8%) in più del 2016 – 2017. Un bel sospiro di sollievo che allevia ma non cancella alcuni interrogativi sul valore del percorso universitario per i giovani italiani considerando che la laurea viene spesso percepita oggi come un traguardo non adeguato rispetto alle aspettative personali e alle necessità del mercato.

Secondo i dati Ocse, siamo l’unico paese del G7 in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella cha fa capo ad attività non di routine. Un bel paradosso che sembrerebbe confermare il dato secondo il quale in Italia oggi un diplomato su tre e un laureato su cinque ritengono che la loro attività lavorativa potrebbe essere svolta anche con un titolo di studio inferiore a quello posseduto. 

La domanda sorge spontanea: la laurea è oggi un reale strumento per costruire il proprio futuro o siamo vittima di quello che gli economisti definiscono “sheepskin effect”, effetto “pezzo di carta”? Il rapporto Almalaurea 2017 non sembrerebbe favorire una risposta positiva: analizzando le opinioni di oltre 270 mila laureati in 71 atenei italiani, emerge che negli ultimi dieci anni il tasso di disoccupazione dei laureati è aumentato di otto punti percentuali.

Andando oltre l’aspetto occupazionale, un tema cruciale rimane la qualità dell’insegnamento e delle strutture dei nostri atenei. L’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema universitario (Anvur) ha da poco presentato il suo rapporto biennale da cui emerge un dato fondamentale: l’Italia è terza in Europa – dopo Francia e Germania – per la qualità della produzione scientifica ed è tra i primi al mondo per la produttività dei ricercatori. Un riconoscimento importante, adombrato però da un altro dato rilevato nello stesso rapporto: la spesa annuale per studente nel nostro sistema universitario è inferiore di circa il 25% della media Ocse, collocandosi al 24esimo posto su 34.

“L’investimento italiano è troppo scarso per renderci davvero competitivi e per avere un numero di laureati che sia in linea con la media Ocse” denuncia sul tema Paolo Collini, Rettore dell’Università di Trento.

L’Italia, infatti, spende solo l’1,3% del Pil per ricerca e innovazione, siamo al 12mo posto tra i 28 paesi dell’Unione europea: meglio di noi fanno anche Repubblica Ceca e Slovenia. Nonostante questo, l’impatto qualitativo e quantitativo delle nostre ricerche è addirittura migliorato considerando anche il numero di brevetti depositati. In questo ultimo ambito, l’Italia si sta dimostrando un player credibile specialmente nei settori dell’ingegneria meccanica e del design industriale, prima ancora che nei settori tipicamente attribuiti al Made in Italy come il design e l’arredamento.

Tutto ciò, lascia ben sperare che gli atenei italiani possano essere un luogo di crescita in cui seminare il futuro del nostro Paese e su cui investire per aumentare la loro competitività nelle classifiche internazionali. Un investimento possibile e necessario per offrire agli studenti italiani un futuro credibile e non solo “un pezzo di carta”.

“Allora: non scoraggiatevi, non perdete la spinta che vi ha accompagnato negli studi, non rifugiatevi nel solo privato, non abbracciate l’idolo della carriera o del guadagno, non rivolgetevi allo psicologo. Datevi invece, sceglietevi, punti di riferimento. Dalla malinconia si esce guardando in alto dentro se stessi”.
Da “L’Europa della malinconia”, prolusione di Tommaso Padoa Schioppa, inaugurazione dell’anno accademico accademico 2005 – 2006 – Università Bocconi, Milano.

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