Il Paese che vorrei. Scatti e immagini dal futuro dell’Italia.

Il_Paese_che_vorrei

La geografia, si sa, guarda al futuro. Nel momento in cui evochiamo un ambiente, un territorio, un paesaggio, nella nostra mente già li stiamo trasformando in luoghi. Quando osserviamo una carta geografica e immaginiamo di visitare regioni e Paesi vicini e lontani, ci stiamo proiettando in un futuro fatto di infinite possibilità di esplorazione e scoperta del mondo.

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Allo stesso modo, la pratica di osservare, pensare, immaginare i luoghi, così come quella di descriverli, rappresentarli, immortalarli attraverso le immagini significa già trasfigurarli in un desiderio; significa, per esempio, catturare ciò che di un luogo ha valore e che vorremmo rimanesse tale perché possa essere tramandato alle future generazioni e divenire un modello per altri luoghi e territori; oppure, al contrario, riprendere ciò che non ci piace, che ci respinge, che ci incute timore, per denunciarlo e prospettare soluzioni diverse e migliori.

Quel che è certo è che lo sguardo della geografia non è mai neutro: fotografare uno spazio – sia in senso letterale, sia metaforico – è un atto che impone una presa di posizione, un’assunzione di responsabilità, un’apertura verso il possibile. Il tema di “Fotografi di classe” per il 2019 si collega precisamente a questa capacità della geografia di proiettarsi nel futuro dei luoghi, invitando gli studenti di ogni età a immaginare il Paese che vorrebbero veder realizzato nel domani attraverso le geografie dell’oggi. Spazi, territori e paesaggi sono veicolo di significati e valori, talvolta evidenti, talvolta nascosti, che costituiscono la base per ragionare in termini di futuro.

Quali sono i significati e i valori simbolici sui quali ci piacerebbe costruire il futuro della nostra comunità e del nostro territorio? E quali spazi incarnano tali valori e possono diventare luoghi più o meno suggestivi? Per esempio, quali sono i paesaggi che simboleggiano la bellezza di cui vorremmo circondarci? E quali invece gli ambienti degradati o i luoghi in disuso e abbandonati che dobbiamo impegnarci a recuperare? In quali spazi si mettono in pratica progetti di inclusione e di integrazione per costruire una società più giusta, aperta e inclusiva, e attraverso quali azioni, progetti e iniziative?

Il Paese che vorremmo per il futuro in realtà c’è già: siamo noi, che nei nostri spazi quotidiani, siamo chiamati a dargli forma, a crearlo e metterlo in pratica.

Progettare il “Paese che vorrei”, anche solo attraverso le immagini fotografiche, è una vera e propria azione di cittadinanza, nel senso della consapevolezza di appartenere a un territorio comune, condiviso e plurale, alla costruzione del quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci.

Il testo proposto è stato estratto dal Regolamento di Fotografi di Classe, concorso annuale promosso dall’Associazione Italiana degli Insegnanti di Geografia e sostenuto da De Agostini Scuola e Fondazione Italia Patria della Bellezza.
Per maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di iscrizione, clicca qui.

 

Fondazione Italia Patria della Bellezza nasce con l’obiettivo di posizionare l’Italia nel mondo  attraverso la definizione e la comunicazione della sua Identità Competitiva, rappresentata da quella caratteristica unica e posizionante che è la Bellezza. La missione della Fondazione è valorizzare tale Bellezza, nella sua accezione più ampia, trasformando il suo straordinario potenziale in una risorsa strategica di sviluppo economico e sociale.
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