Il quartiere è ancora comunità?

Milano, quartiere Scalo di Porta Romana. Ce lo racconta Rossana Baroni, fotografa e orgogliosa abitante del quartiere, all’interno del progetto “Raccontala tu”, capitanato da Super – associazione culturale sostenuta da Fondazione Cariplo-, e oggi parte della mostra “999 domande sull’abitare”.

Rossana sceglie di raccontare il quartiere attraverso i volti, le case e i luoghi del cuore dei suoi abitanti. Una galleria di istantanee che rivelano la bellezza inedita di un territorio vivo, fulcro di una rete sociale estesa, il cui valore si va riscoprendo.

Il primo giorno che sei arrivata nel quartiere… Che cosa è scomparso e che cosa di nuovo sta emergendo?
Sono arrivata nel 1989. All’epoca la zona era molto animata da piccole botteghe artigiane, negozi di varia natura, aziende. Un clima di grande operosità, che nel tempo in parte si è dissolta per via dell’arrivo dei grandi centri commerciali, che hanno sostituito la cultura della bottega.

Partendo dal presupposto che la periferia è un concetto spesso relativo, oggi lo Scalo di Porta Romana non è più periferico. Negli anni è arrivata la metropolitana, è stata fatta la pista ciclabile, sono nate una serie di iniziative culturali e imprenditoriali che hanno rinnovato l’identità del luogo. Ad esempio la Fondazione Prada, Talent Garden, Fratelli Bonvini.

Il senso della comunità è rimasto? Come si è evoluto?
Il senso della comunità c’è sempre stato. Un tempo il quartiere era abitato perlopiù da operai, un gruppo che naturalmente condivideva uno stile di vita, un’ideologia e che viveva le relazioni di vicinato quale ingrediente naturale dell’abitare.

Oggi la popolazione è più variegata, ma la volontà di darsi da fare per star bene insieme è rimasta ed è un’eredità delle origini operaie della zona. C’è una ritrovata consapevolezza del valore del tessuto sociale, che, oggi più di ieri, è una scelta vera e propria. Si respira una vitalità primaverile, che genera iniziative di arricchimento della vita culturale e contribuisce a rinnovare l’identità del quartiere. Ad esempio, la manifestazione Di studio in studio, promossa dalla social street di San Luigi, in occasione della quale gli artisti della zona aprono i loro atelier agli abitanti e svelano il loro lavoro, da molti altrimenti ignorato.

Che cosa hai scoperto di nuovo del quartiere grazie a questo progetto?
Mi ha sorpreso la facilità con cui amici e conoscenti hanno aperto la porta di casa propria, la fiducia e l’entusiasmo con cui hanno aderito al progetto.
Mi ha colpito come ciascuno abbia scelto “il posto delle fragole”, un luogo significativo dal punto di vista emotivo e biografico, a prescindere dalla sua attrattività estetica.

È stata una preziosa occasione di osservare e far osservare a chi vi abita, il proprio quartiere.

Prossimi passi?
Considero questo lavoro l’inizio di un percorso. Sto pensando di coinvolgere i bambini nella scoperta attiva del loro habitat urbano. Vorrei proporre loro di esplorare il quartiere e di fotografare ciò che li colpisce, ciò che amano. Credo che conoscere il luogo in cui si abita, scoprire la sua identità architettonica, paesaggistica e produttiva sia una grande lezione di educazione civica.

Poi chissà… sto anche pensando di replicare in una scala micro il progetto. Mi piacerebbe lavorare sul microcosmo del condominio dove abito. In fondo anche il condominio rappresenta una comunità.

“Raccontala tu” è un racconto corale della città, della sua periferia e del suo hinterland. Attraverso una serie di workshop a cura di Super, artisti e cittadini attivi rivelano il loro microcosmo urbano. La documentazione generata diventerà parte importante del Festival delle periferie a Milano nel 2018.

999 domande sull’abitare contemporaneo è una mostra in divenire, attualmente allestita alla Triennale di Milano, che indaga La casa, il senso di dimora, le residenze del nostro vivere. Un palinsesto di esperienze italiane affiancate da una serie di ospiti internazionali in grado di coinvolgere il grande pubblico in maniera interattiva e partecipata grazie a una serie di ambientazioni fisiche, digitali e social.

Appassionata di miti, storie, parole, supporta come Brand Advisor l’Impresa nello sviluppo della propria mitologia e del proprio racconto. Affascinata dall’idea di un nuovo splendore italiano, che faccia leva sulla vocazione del Paese a immaginare, produrre e vivere Bellezza, segue in veste di Project Leader lo sviluppo dei progetti della Fondazione.

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