Il silicio di Palo Alto è anche italiano

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Siamo il Bel Paese e, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, sono le classifiche internazionali dei Brand Paese a ricordarcelo. In tutto ciò che potremmo definire il software, l’Italia primeggia: turismo, cultura e patrimonio, popolazione. Ma l’hardware, l’economia, la politica? Qui la situazione non è altrettanto esaltante.

L’idea che in Italia si possa fare qualcosa di solido, di robusto e soprattutto di tecnologico non c’è, sottolinea Simon Anholt, esperto mondiale di nation e city branding, che ogni anno pubblica il “Good Country Index”. Occorre lavorare, prosegue, sulle variabili hard per rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo, arricchendola di nuovi contenuti che piano piano colmino queste fragilità. Per lavorare si intende “produrre i fatti”, ma anche rinnovare e ampliare l’orizzonte della comunicazione Paese.

Giorgio Armani è un’icona del Made in Italy, noto in tutto il mondo e al quale, insieme a tanti altri, il Paese deve tantissimo in termini di reputazione, rilevanza e immagine. 
Ma qualcuno ha mai sentito parlare di Federico Faggin?
Federico Faggin è uno tra i più autorevoli scienziati al mondo. Ha ricevuto dal Presidente Barack Obama nel 2009 la National Medal of Technology and Innovation ed è l’unico italiano ad essere annoverato come “fellow” della “walk of fame” presso il Computer History Museum di Mountain View. Dopo una laurea in fisica presso l’Università di Padova e alcune esperienze presso la Olivetti e la STMicroelectronics, all’età di 30 anni si trasferisce a Palo Alto. Questi sono gli anni della rivoluzione tecnologica, che esplode con la creazione dei primi microprocessori. Nasce la Silicon Valley, che proprio al silicio dei microchip e dei semiconduttori deve il suo nome. 

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Immagine del microprocessore 4004 con le iniziali F.F (Federico Faggin).

È in questo clima di fermento e infinite possibilità che nel 1971 Faggin realizza per Intel il primo microprocessore al mondo: il 4004, tutta la potenza di un computer in un chip. Una pietra miliare della tecnologia, che ha reso possibile il passaggio da calcolatori grandi come una stanza ai personal computer e agli smart phone. Si tratta di un oggetto in sé straordinario, che racchiude il gigantesco disegno del circuito in un meraviglioso quadratino intelligente, che quasi sembra un’opera astratta, come lo ha definito il suo stesso inventore.

La carriera di Faggin certo non si è fermata qui, ma non ci interessa in questa sede ricostruire la sua intera biografia professionale. Quello che è interessante è la sintesi che la sua più nota invenzione esprime. Bellezza, armonia, funzionalità. Un insieme di caratteristiche che riecheggiano un saper immaginare e un saper fare tipico e proprio dell’Italia, che dal Rinascimento a oggi è vivo e scrive il futuro grazie al proprio passato. Chissà come sarebbe stato il microprocessore, se Federico, anziché formarsi tra le meraviglie architettoniche di Palladio, fosse nato in un altro Paese? E chissà se un giorno Giorgio Armani e Federico Faggin appariranno sulla copertina di qualche autorevole rivista, quali espressioni geniali di uno stesso talento?

Appassionata di miti, storie, parole, supporta come Brand Advisor l’Impresa nello sviluppo della propria mitologia e del proprio racconto. Affascinata dall’idea di un nuovo splendore italiano, che faccia leva sulla vocazione del Paese a immaginare, produrre e vivere Bellezza, segue in veste di Project Leader lo sviluppo dei progetti della Fondazione.

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