La nuova sorprendente vita di frutta e ortaggi

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Si sa, noi italiani siamo dei fantasisti in cucina: frutta e ortaggi sono alla base di gustose e originali pietanze che rendono i nostri momenti conviviali memorabili. Ma la fantasia italiana in fatto di cibo va oltre il mondo culinario. Molti forse non sanno che grazie a innovativi processi, squisitamente Made in Italy, a molti alimenti è destinata una nuova vita al di fuori delle tavole italiane.

Vi raccontiamo la storia di due progetti accomunati da un unico obiettivo: dare nuova vita ai rifiuti organici trasformandoli in materiali di altissima qualità, con nuove funzionalità. 
Stiamo parlando di due sfide, quella del team di ricerca Smart Materials dell’IIT di Genova e quella di Orange Fiber, e di due alimenti, carciofi e arance.

01_Carciofo

La prima sfida nasce per contrastare l’ormai dilagante problema dell’inquinamento da plastica. Così il team di ricerca Smart Materials dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ha pensato di offrire una seconda vita al carciofo trasformandolo in plastica biodegradabile. Un’intuizione nata da un’osservazione: la distesa di scarti organici che popola le piazze poco dopo la chiusura del mercato. 

Un mucchio di avanzi spesso destinati a marcire in discarica e che potrebbero essere utilizzati in maniera più nobile. E proprio in partnership con la Società Gestione Mercato di Genova (SGM) e l’Ascom Confcommercio è nata l’idea di creare una filiera totalmente circolare e a km zero in grado di trasformare gli scarti di carciofo, forniti dal mercato, in un imballaggio in bioplastica utilizzabile dagli stessi venditori ambulanti per contenere la loro frutta e verdura e facilmente biodegradabile a fine vita.
Un’intuizione Made in Italy che per ora è un progetto pilota ma che si auspica riceva la giusta attenzione da parte di finanziatori pronti ad investire nell’industrializzazione dell’iniziativa e nella sua esportazione.

L’ingrediente alla base della seconda storia sono le arance. Si tratta di una sfida che dal 2014 si è trasformata in realtà imprenditoriale che porta il nome di Orange Fiber. All’origine di tutto due ragazze catanesi, Adriana Santanocito ed Enrica Arena, accomunate dall’amore per il proprio territorio e dal desiderio di creare un progetto sostenibile in grado di proporre uno stile di vita etico e rispettoso dell’ambiente. E così, dal “pastazzo” – lo scarto delle arance dopo la spremitura industriale – e grazie alle nanotecnologie, sono riuscite a dar vita ad un filato da cui si origina un tessuto che non ha nulla da invidiare a quelli tradizionali. Anzi, grazie alle proprietà dell’arancia, i tessuti Orange Fiber per almeno 20 lavaggi nutrono ed idratano la pelle grazie al rilascio di vitamina A e C.

Il sogno di Adriana ed Enrica è diventato realtà imprenditoriale grazie al supporto del Politecnico di Milano che, a seguito dello studio di fattibilità, ha depositato il brevetto prima a livello nazionale e poi internazionale. Molte realtà straniere hanno infatti creduto in questo progetto Made in Italy supportandolo attraverso il conferimento di importanti premi. Ma il lancio sul mercato è stato possibile grazie ad un brand italiano. Salvatore Ferragamo è stato, infatti, il primo ad utilizzare questo esclusivo tessuto dando vita ad una Capsule Collection , impreziosita da esclusive Stampe d’Autore realizzate da Mario Trimarchi, Compasso d’Oro 2016. Grazie a questa partnership, Orange Fiber ha consolidato la propria identità di progetto raffinato e creativo, che va oltre l’orizzonte dello stile per abbracciare un mondo di valori legati alla sostenibilità e al riuso di materiali di scarto. Un progetto destinato a diventare il nuovo volano per il futuro della moda e un esempio virtuoso per tutta l’industria di qualità Made in Italy.

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