Roberto Capucci, il sublime nella moda

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Nella splendida cornice della palazzina Appiani, nel cuore del parco Sempione di Milano, i nostri amici della Fondazione Cologni hanno presentato il libro di Gian Luca Bauzano su Roberto Capucci: “Lo scultore della seta”. È un volume riccamente illustrato che raccoglie una vita straordinaria e felice di uno dei grandi creatori della moda italiana.

Capucci ha attraversato tutto il secolo cominciando a mostrare i suoi modelli a casa di Giovanni Battista Giorgini – l’uomo che, di fatto, ha creato a Firenze l’incubatore della grande moda italiana-; non ha sfilato perché era ritenuto troppo giovane per farlo, ma ha vestito, suscitando vasta ammirazione, le figlie del padrone di casa. Era il 12 febbraio del 1951. Segue una vasta produzione che incrocia, sempre nei confini mutanti della moda, l’arte contemporanea, le sete di ogni paese e le tinte, i colori e le forme del nostro Rinascimento

Una volta – dice Capucci – ebbi il privilegio di salire sui ponteggi del restauro della Cappella Sistina e lì sulle punte delle mie dita mi capitò di toccare il rosso più bello, che ancora sto inseguendo: il rosso di Michelangelo.

Capucci ha fatto abiti meravigliosi con sete indiane, è stato 38 volte in India, inseguendo la bellezza di quei tessuti, ha esposto i suoi abiti/sculture alla Biennale di Venezia del 1995 suscitando stupore e qualche animosità tra gli artisti, ha fatto uno straordinario abito rinascimentale per la sposa in rosso e ancora si ricorda una sua mostra organizzata dal FAI nei grandi spazi di villa Panza di Biumo a Varese, nel 2003, uno dei santuari italiani dell’arte contemporanea.

Il grande sarto è stato subito di casa per l’aspetto sublime dei suoi manufatti nei musei e nelle mostre, ma ha anche avuto nel corso di tutti questi anni un grande corredo di ammiratrici tra le signore che amano la moda, che, con una gentile analogia, vengono dette le capuccine, nella assoluta loro consapevolezza che indossare un suo abito le avrebbe rese immediatamente distinguibili e singolari. L’altra cosa formidabile dei suoi abiti è la lavorazione sartoriale, la cura messa in ogni prezioso dettaglio dalle maestranze (sarte, modelliste, ricamatrici) che nel corso del tempo hanno seguito il suo lavoro e accompagnato la sua vita. È questa una delle ragioni per cui la Fondazione Cologni gli ha dedicato il prezioso volume nella collana Mestieri d’Arte. Come ha ricordato Alberto Cavalli, il direttore della Fondazione, in chiusura dell’incontro, se si vuole creare la bellezza bisogna rischiare di pungersi le dita con gli spilli, ma ne vale sempre la pena. È l’attività umana per cui ogni fatica viene ricompensata da quella stessa cosa che si produce.

Si ringrazia per le immagini la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. 
Immagine di copertina: Roberto Capucci e l’abito scultura Cerchio in raso, Firenze 2007. 
Tutte le immagini degli abiti di Roberto Capucci provengono dall’Archivio Fondazione Capucci – Claudia Primangeli. 
Crediti immagini evento: Marco Erba@sgpitalia

Giornalista professionista e sociologo, è tra i Fondatori di Italia Patria della Bellezza di cui ne apprezza particolarmente il ruolo economico e sociale finalizzato alla crescita del nostro Paese.

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