Antonio Cederna, una vita per la Bellezza

Dare una qualunque definizione di Antonio Cederna è riduttivo: ogni persona porta con sé diversi aspetti e cercare di racchiuderla in una banale definizione è mestiere assai difficile.
E’ stato archeologo, giornalista, urbanista, politico, marito e padre… ma più di tutto e sopra tutto diciamo che era un cultore del bello e un appassionato amante del suo Paese.
E per questo abbiamo pensato che il primo Personaggio della nostra sezione dedicata agli uomini e donne che hanno fatto bella l’Italia potesse essere proprio lui.

“Quando si parla di Antonio Cederna è bene innanzitutto conoscere il suo impegno e la sua visione. Altrimenti meglio non disturbarlo.” 
Rita Paris
“Le qualità umane “private” di Antonio erano alla base della sua straripante passione civile: Cederna è stato un grande italiano perché era prima di tutto un grande uomo.” 
Roberto della Seta
“Cederna è stato, prima di ogni altra definizione, un combattente di una infinita battaglia per la civiltà”
Maria Pia Guermandi

© Archivio Antonio Cederna

Antonio Cederna nasce a Milano il 27 ottobre 1921 ultimo figlio dopo cinque sorelle. Nasce da Giulio, imprenditore tessile, calciatore e tra i fondatori del Milan, ed Ersilia Gabba, tra le prime donne a conseguire una laurea in Italia.
Antifascista per eredità culturale, nel novembre 1943, per evitare l’arruolamento nell’esercito di Salò, si rifugiò in Svizzera come altri 45.000 connazionali. Fu internato e portato in diversi campi di lavoro perchè era previsto che i rifugiati fossero sottoposti all’obbligo di partecipare ai lavori agricoli e ai progetti di costruzione per l’esercito. Non mancava però la possibilità, per coloro che avevano interrotto gli studi a causa della guerra, di proseguire in Svizzera la loro formazione in campi universitari e di studi superiori appositamente creati. Fu quella l’occasione, nonostante la fatica della vita nei campi, di conoscere intellettuali che ebbero grande influenza su di lui, tra questi Ernesto Rossi, poi redattore de Il Mondo, ed Ernesto Nathan Rogers, professionista affermato dello studio milanese di architetti razionalisti BBPR di cui seguì, a Losanna, il corso universitario.
Rientrato in Italia nel 1945, completa gli studi in lettere classiche laureandosi all’Università di Pavia. In seguito si specializza a Roma in Archeologia e dopo un primo periodo sul campo (dove venne definito una “speranza dell’archeologia italiana”), nel 1951, durante il suo primo lavoro di scavo e catalogazione di opere, scoprì che le Istituzioni avevano in programma uno sventramento della città di Roma. Il piano prevedeva una “comoda ed ininterrotta arteria dalla stazione ai Prati che alleggerisca il traffico sul corso e al crocevia Tritone-Due Macelli, offrendo alle automobili il vantaggio di una maggiore velocità” (dall’articolo “I vandali in casa”, Il Mondo, 17 novembre 1951).
È così che cominciò a scrivere, da novello giornalista archeologo, animato da continuo cercare, scavare, catalogare e documentare, per annunciare e denunciare gli scempi previsti dall’ignoranza di quelli che il nostro patrimonio storico, culturale e paesaggistico avrebbero dovuto curare e tutelare.
La prima delle sue campagne di denuncia è proprio inserita all’interno del citato articolo “I vandali in casa” che fece, al tempo, grande scalpore:

“Inutile ormai affermare che le nostre città non si devono toccare, che il loro centro va lasciato intatto, conservato e restaurato in ogni pietra, religiosamente, perché è un museo, che solo le bestie e i futuristi possono disprezzare. Inutile affermare che da Romolo a Garibaldi la gente è sempre andata in carrozza; che quindi pretendere di adeguare il centro delle città italiane al traffico moderno è come pretendere di trasformare un tram a cavalli in una Cadillac fuori serie, ed equivale necessariamente a polverizzare ogni traccia di arte e di storia; che distruggere ciecamente non è risolvere un problema. (…). Inutile e pericoloso sostenere infine che è segno di barbarie e basta, distruggere anche un metro di via Margutta e di via del Babuino per i porci comodi delle lambrette e della millequattro, e che chi demolisce lo spigolo di una casa va punito come chi ruba in un museo.”.

© Archivio Antonio Cederna

Un’altra delle sue magnifiche vittorie riguarda la battaglia in difesa della via Appia che oggi, grazie a Lui, è ancora un museo a cielo aperto restituito alla fruizione di tutti.
È interessante anche qui, per meglio comprendere la sua visione in campo urbanistico, leggere ancora le Sue parole, citando un pezzo del libro di Francesco Erbani “Antonio Cederna Una vita per la città, il paesaggio, la bellezza” (2012):

«La negazione di ogni urbanistica» è la città che si espande nelle zone verdi, panoramiche, agricole «per trasformarle in sordidi, pacchiani e incivili quartieri» anziché spingersi verso Est (di Roma ndr), con lo scopo di riabilitare aree già costruite o mal costruite, occupate da stabilimenti industriali o da insediamenti popolari. «L’est è attualmente poco attraente? Proprio questa è la ragione per operare in esso quelle trasformazioni radicali che lo rendano tale dal momento che solo la spinta in questa direzione garantisce il salvataggio della vecchia città (…) e il sorgere della nuova. Gli altri punti cardinali sono belli, panoramici, ameni? Proprio questa è la ragione per conservarne il carattere, come riserva di verde, come patrimonio di bellezze naturali, panoramiche, paesistiche e archeologiche, come necessario e salutare stacco e respiro tra città e campagna: altrimenti, poiché quattro macachi amano abitare sull’appia antica trovandola piacevole e romantica, tanto varrebbe trasformarla in città-giardino, quando invece essa deve essere salvata, prima ancora che per i suoi avanzi archeologici, proprio per un elementare principio urbanistico»”. 

Questa visione illuminata è stata precorritrice di tanti interventi che si sono poi fatti nelle città più moderne e d’avanguardia; senza andare troppo lontano pensiamo a come anche la città di Milano abbia saputo dare nuova vita e bellezza a tante sue aree abbandonate come quella delle ex Varesine o della Fiera Campionaria o anche interi quartieri come “l’Isola” che da zona degradata e addirittura pericolosa, è oggi uno dei quartieri più di tendenza in città.

Tratto della Via Appia Antica nei pressi di Santa Maria Nova © Parco Archeologico Appia Antica

Il suo primo articolo pubblicato esce il 2 luglio 1949 su “Il Mondo” di Mario Pannunzio, settimanale sul quale scriverà fino alla chiusura della testata nel 1966, in seguito continuerà a pubblicare su alcuni tra i più noti giornali italiani (Corriere della Sera e Repubblica per citarne alcuni) fino alla sua morte il 27 agosto 1996.
Grazie alle sue lotte, a colpi di inchieste e accorati articoli, ha scosso le coscienze e ha permesso di salvare molte delle bellezze della nostra preziosa Italia, troppo spesso sottovalutata. Ha combattuto da “gran signore” usando l’informazione, arma potente e, nelle sue mani, particolarmente elegante.

Di seguito alcuni spunti per approfondire opere e personaggio.

Siti Web:

Archivio Antonio Cederna

I Paesaggi di Antonio Cederna

Antonio Cederna – Treccani

Libri:

Francesco Erbani “Antonio Cederna. Una vita per la città, il paesaggio, la bellezza”, Corte del Fontego, 2013.

Maria Pia Guermandi e Valeria Cicala “Un italiano scomodo, attualità e necessità di Antonio Cederna”, Bononia University Press, 2007

Fondazione Italia Patria della Bellezza nasce con l’obiettivo di posizionare l’Italia nel mondo  attraverso la definizione e la comunicazione della sua Identità Competitiva, rappresentata da quella caratteristica unica e posizionante che è la Bellezza. La missione della Fondazione è valorizzare tale Bellezza, nella sua accezione più ampia, trasformando il suo straordinario potenziale in una risorsa strategica di sviluppo economico e sociale.
| Leggi tutti gli articoli |