Gli Uffizi un futuro ben radicato nel passato

La notizia dell’apertura delle nuove sale degli Uffizi sta rimbalzando su tutti i canali in questo momento, ma c’è qualcosa di questa storia che forse non tutti conoscono..

Il fatto che il nostro paese sia così ricco di opere d’arte fa sì, purtroppo, che alcune di esse vengano abbandonate o, nel migliore dei casi, rimangano chiuse all’interno dello scantinato di qualche museo.
Eppure qualche volta qualcosa torna alla luce…
È il caso delle nuove sale aperte al Museo degli Uffizi: sono 14 ed espongono ben 105 capolavori, un terzo dei quali da tempo in deposito, lontano dalla vista dei più.
Dal 29 Maggio 2019 sono tornate disponibili in questo “museo nel museo” interamente dedicato alla pittura del Cinquecento.

Riguardo a questa notizia, però, c’è un retroscena che forse non tutti conoscono: torniamo indietro di qualche secolo per raccontare una storia importante…

Nel 1560 Cosimo de’ Medici commissionò a Giorgio Vasari, architetto molto stimato a quell’epoca, la costruzione di un palazzo accanto alla sua residenza nel quale aveva previsto di alloggiare le tredici magistrature fiorentine ovvero gli uffici – da qui il nome Uffizi – amministrativi e giudiziari del Ducato di Toscana.
Il progetto, che prevedeva anche ampie demolizioni, durò molti anni e alla morte del Vasari fu affidato a Bernardo Buontalenti ed Alfonso Parigi il Vecchio che terminarono il lavoro intorno al 1580.
La galleria crebbe nei secoli tra ambienti occupati dalla politica e zone dedicate alle collezioni private della famiglia Medici e, nonostante l’apertura ufficiale della Galleria avvenne solo nel 1769, già nel 1591, su richiesta, era possibile ammirare la straordinaria collezione.

Nel 1737 però, con la morte senza eredi del Granduca Gian Gastone, il destino del palazzo e di tutte le sue opere sembrò segnato. 
Con i nuovi assetti politici del tempo, infatti, era stato disposto nel corso dei trattati di Vienna che il Granducato di Toscana fosse ceduto a Francesco Stefano di Lorena consorte di Maria Teresa d’Asburgo, erede al trono imperiale.

Fu Anna Maria Luisa, sorella di Gian Gastone e ultima rappresentante della casata fiorentina dei Medici, che, il 31 ottobre 1737, stipulò con la nuova dinastia regnante il così detto “Patto di Famiglia” nel quale si stabiliva che le ricchezze dei Medici diventassero di proprietà dei Lorena, ma che non potessero essere trasportate al di fuori della Capitale e dello Stato del Granducato.
La firma del patto consentì a Firenze di non perdere alcuna delle sue opere d’arte, salvandosi dal destino di altre città italiane che, con l’estinzione delle loro casate regnanti, erano state svuotate dei loro tesori.
Citando il Patto di Famiglia:

«La Serenissima Elettrice cede, dà e trasferisce al presente a Sua Altezza Reale per Lui, e i Suoi Successori Gran Duchi, tutti i Mobili, Effetti e Rarità della successione del Serenissimo Gran Duca suo fratello, come Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioie ed altre cose preziose, siccome le Sante Reliquie e Reliquiari, e loro Ornamenti della Cappella del Palazzo Reale, che Sua Altezza Reale si impegna di conservare, a condizione espressa che di quello [che] è per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri, non ne sarà nulla trasportato, o levato fuori della Capitale, e dello Stato del Gran Ducato».

Ritratto di Anna Maria Luisa de’ Medici, 1691 ca, Pittore Germanico-Olandese della fine del XVII secolo, Collezione Alberto Bruschi

Con questo suo altruistico e antesignano gesto, Anna Maria è stata in Italia tra i precursori dello sviluppo dei percorsi di tutela e salvaguardia del patrimonio artistico e storico culturale.
La sua grande lungimiranza, infatti, le fece comprendere che i beni storici ed artistici hanno un valore ben più alto di quello economico: è il valore identitario, collettivo e sociale che è dono e ricchezza per i cittadini, la comunità e i visitatori tutti.

Un pensiero ben presente e radicato anche nella nostra Fondazione.

Fondazione Italia Patria della Bellezza nasce con l’obiettivo di posizionare l’Italia nel mondo  attraverso la definizione e la comunicazione della sua Identità Competitiva, rappresentata da quella caratteristica unica e posizionante che è la Bellezza. La missione della Fondazione è valorizzare tale Bellezza, nella sua accezione più ampia, trasformando il suo straordinario potenziale in una risorsa strategica di sviluppo economico e sociale.
| Leggi tutti gli articoli |