La bellezza di un Ciao…

Da qualche giorno sono stati riaperti i nostri confini regionali. Anche i ristoranti, i caffè e i luoghi di convivialità sono tornati ad ospitarci e possiamo ora sederci ad un tavolo insieme (distanziati) anche senza essere “congiunti”.  
Le regole di distanziamento però rimangono e quindi, da dietro alla mascherina, abbiamo dovuto pensare a nuovi modi per salutarci.

Si sorride con gli occhi, si fanno profondi inchini, si incontrano i gomiti..
Stanno tornando di moda le gonne ampie e lunghe, perché vuoi mettere un inchino con una di quelle?
Ma c’è una parola, forse la più usata e la più nota nella nostra lingua e la più conosciuta all’estero, che sembra non passare mai di moda…

Ciao!

Sembra da sempre nel nostro vocabolario, la utilizziamo centinaia di volte in un solo giorno, l’abbiamo sentita in moltissime canzoni, ma in realtà l’uso di questa parola non è così remoto, ha infatti iniziato ad entrare nel linguaggio comune solo nel novecento.
La sua origine deriva da un antico saluto veneziano che i mercanti utilizzavano frequentemente nei loro commerci: “S’ciavo” ovvero “servo” (sottointeso “vostro”) quindi “Vi sono schiavo” e da qui anche “al vostro servizio”.
Era dunque un saluto molto reverenziale, di assoluta devozione, ben lontano dalla confidenza con cui lo si adopera oggi.
Carlo Goldoni lo fa dire a molti dei suoi personaggi sempre in segno di deferente commiato.
La parola “Schiavo”, dal veneto, si è diffusa poi in tutta la penisola, non senza qualche rammarico da parte di un linguista di eccellenza come Niccolò Tommaseo che nel suo Dizionario della Lingua Italiana alla voce “SCHIAVO o STIAVO” dice “Vi sono schiavo, forma che non era tosc. ma adesso lo schiavo, in forma di saluto, sentesi da taluni anche qui. Tristo augurio di rifacimento.”
E sembra che la sua traslazione al “Ciao” che conosciamo oggi, venga dal Lombardo che già dall’ottocento -ve ne sono attestazioni scritte di Francesco Benedetti e Lady Sidney Morgan che ne parlano come utilizzato a Milano nell’ambiente della Scala- utilizzava questa parola sotto questa forma.

E adesso, conoscendone le origini, ogni volta che pronunceremo la parola “Ciao” durante il nostro inchino di saluto ci sembrerà un po’ più bella..

A tutti… S’Ciavo!

L'espressione "schiavo vostro" o "vi sono schiavo" come saluto si trova numerose volte nelle opere di Carlo Goldoni.

Immagine: Carlo Goldoni, Opere Teatrali, Venezia, Antonio Zatta, XXXVI, pag.251