Terra Siciliae, il racconto moderno della tradizione agroalimentare siciliana

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Si definiscono “quattro amici in cerca del sapore antico, quello delle cose buone di una volta”. Stiamo parlando dei quattro soci fondatori di Terra Siciliae, sfida imprenditoriale nata nel 2014 con l’obiettivo di portare in giro per il mondo un racconto moderno della tradizione agroalimentare siciliana. Una sfida accattivante maturata sui banchi di Università e divenuta necessaria dopo una serie di esperienze lavorative all’estero, quando il rientro in Sicilia ha significato per tutti loro la volontà di scommettere sull’agricoltura, sulla bontà autentica e sulle tradizioni del proprio territorio. Con sfrontatezza e tenacia hanno affrontato il mercato ed oggi Terra Siciliae è una realtà in crescita, apprezzata dal settore HORECA più raffinato e conosciuta anche all’estero (Francia, Belgio, Lussemburgo, Polonia, Inghilterra e addirittura America).
Emanuele Palumbo, uno dei soci di Terra Siciliae, ci racconta questa grande avventura imprenditoriale all’insegna del gusto italiano che nel 2017 ha ottenuto l’ambito Premio Giovani Innovatori promosso dal MIT Technology Review Italia.

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Fin dalla home page del sito la vostra promessa appare chiara ed accattivante: un racconto moderno dei gusti della tradizione siciliana. Innovazione e tradizione, comunicazione/promozione e attaccamento alla terra: mondi apparentemente difficili da far dialogare … come ci state riuscendo?

Tutto nasce dal desiderio e dalla passione per la nostra terra e per i prodotti della nostra terra: questa è la premessa per iniziare a far bene.
Abbiamo sempre avuto il pallino di portare qualcosa di nuovo, un’innovazione, partendo dalla bontà riconosciuta dei prodotti del nostro territorio. Valorizziamo la loro genuinità, dovuta sicuramente a fattori come il clima, i terreni e le tecniche di coltivazione, e allo stesso tempo portiamo avanti la tradizione delle nostre generazioni passate nel saper trasformare questi frutti della terra in modo unico. Grazie alla nostra formazione da agronomi, partiamo dalla parte tecnica per poi arrivare a promuovere le nostre eccellenze valutando sia la qualità delle materie prime sia i processi per la trasformazione.
L’innovazione in cosa consiste? Sicuramente già riuscire a varcare la soglia dell’isola e poi soprattutto dell’Italia – che è il nostro obiettivo – non è cosa da poco: è una sfida importante. Proviamo poi ad essere innovativi utilizzando un packaging e un design nuovi e una modalità inedita di proporre i prodotti della tradizione.

Qual è il prodotto più rappresentativo di questa vostra ricerca di innovazione?

Sicuramente il kit dei cannoli, il nostro prodotto di punta.
Questo kit nasce dal confronto con il mercato: in alcune fiere importanti abbiamo visto che attirava molto l’idea del cannolo take away e dopo una serie di manifestazioni in Italia e all’estero abbiamo capito che poteva essere un prodotto su cui puntare. Verso la fine del 2014, è nata quindi l’idea di fare un cannolo con un’innovazione rispetto a quello tradizionale: la ricotta di bufala invece della tradizionale ricotta di pecora. In questo ci hanno ispirato le tradizioni familiari di alcuni soci che avevano degli allevamenti di bufale. Siamo partiti dal voler valorizzare le risorse locali e interne a cui poi aggiungiamo un nostro apporto tecnico: studiando il prodotto con alcuni pasticceri abbiamo visto che la ricotta di bufala lavorata in un certo modo ha delle qualità molto importanti e pregiate, richiede molto meno zucchero per essere identificata come dolce a tutti gli effetti – e quindi può far fronte alle richieste più salutistiche del mercato – e anche per la sua pastosità e consistenza ha un sapore molto delicato e piacevole. Questa nostra innovativa proposta ha subito riscontrato un certo successo: da qui l’idea di fare un “kit cannoli”, ovvero un packaging con tutto l’occorrente per farli a casa, dalle cialde alla sac à poche con la ricotta pronta alla granella di pistacchio e mandorla per guarnire il prodotto. Ora, dopo due – tre anni, ci sono alcune aziende che lo propongono ma essere stati tra i primi ad averlo portato sul mercato è per noi un motivo di vanto.

Il mondo del food è sicuramente un settore molto rappresentativo del Made in Italy in cui continuano ad essere avviate attività sempre nuove. Quali sono i vostri elementi di differenziazione, i vostri punti di forza?

All’inizio è stato l’essere tra i primi ad aver proposto una forte innovazione di prodotto. Oggi l’idea della ricotta di bufala è una cosa che ci differenzia totalmente rispetto al resto del mercato considerando, poi, che si tratta di ricotta fresca. Per questo abbiamo lavorato con l’Università locale a Catania, dove abbiamo la base operativa; con loro abbiamo individuato alcuni conservanti naturali e antifungini che consentono di conservare la ricotta fino a circa a 50-60 giorni. Una innovazione di cui andiamo fieri considerando che il 99% dei competitor utilizza la ricotta congelata. È proprio questa la nostra prerogativa e differenziazione: la freschezza del prodotto.

Al di là di questi aspetti legati alla lavorazione del prodotto, la vostra proposta ha altri fattori di differenziazione e innovazione?

Sicuramente il packaging accattivante e il modo in cui presentiamo il prodotto nel mondo del retail ed HORECA. Puntiamo molto su piccoli formati per il retail e sulla produzione di confezioni adeguate per il settore HORECA dove il kit cannoli è particolarmente apprezzato perché permette di proporre in un attimo un prodotto fresco, di buona qualità, che può essere preparato facilmente da tutto il personale, anche da chi non ha particolare esperienza nella preparazioni di dolci.

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Il vostro intento è quello di portare il gusto siciliano in giro per il mondo: che idea vi siete fatti della percezione della Sicilia all’estero? Qual è il livello di conoscenza e di reale apprezzamento? Quali sono i vostri obiettivi in merito?

Girando tanto per le fiere abbiamo notato un grandissimo interesse per il Made in Italy e in questo anche i prodotti siciliani hanno una buona fetta. In Europa la nostra tradizione culinaria è conosciuta e per fortuna racconta un volto positivo della Sicilia che va oltre l’idea della mafia, che tutti conoscono. Questo lo dico in positivo perché al pari di una cosa così negativa il cibo siciliano genera davvero curiosità e apprezzamenti. Certo, non sempre la sicilianità è capita: penso ad alcuni rapporti commerciali che abbiamo avuto con la Cina e l’America, culture distanti con gusti diversi. In ogni caso, riscontriamo sempre una grandissima curiosità verso i prodotti italiani che vengono percepiti come qualcosa di pregio e di valore.

Avete quindi trovato un terreno fertile e preparato in questo senso … state alimentando una percezione già esistente.

Certo, il mercato è difficile e la concorrenza è tanta ma sicuramente in questo c’è una certa disponibilità.

Nella promozione del vostro brand all’estero, vi appoggiate a qualche attività promossa da realtà istituzionali e finalizzata a valorizzare il Made in Italy?

Per alcune fiere vengono dati dei sostegni alle aziende attraverso la Regione e la Camera di commercio locale ma con alcune limitazioni. Inizialmente abbiamo valutato ed aderito ad alcune di queste occasioni ma poi, dovendo farci notare attraverso una vetrina vestita sulle nostre esigenze, non abbiamo ritenuto strategico il nostro inserimento all’interno di questi stand che di fatto sono generalisti.
Attualmente proviamo con le nostre forze. Le fiere sono uno strumento necessario e fin da subito abbiamo voluto testare noi stessi e il nostro prodotto confrontandoci direttamente con il mercato. Oggi non possiamo dire di essere un’azienda grande e solida: siamo ancora in una fase di crescita necessaria e per questo riteniamo che queste fiere siano delle vetrine fondamentali in cui dobbiamo farci notare.

Quali sono gli orizzonti futuri di Terra Siciliae?

Vorremmo evolvere e stabilizzarci un po’ di più, riuscendo a dare una vera impronta e crescita al prodotto del cannolo con diverse varianti e diverse opportunità, affermandoci come leader in questo mercato anche all’estero.

Per maggiori informazioni: www.terrasiciliae.com

Sempre alla ricerca di storie che raccontino le relazioni umane, nel corso del suo dottorato in Management ha modo di indagare le dinamiche del trasferimento del saper fare tra i maestri d’arte e i giovani artigiani, entrando nelle aziende d’eccellenza italiane, dove si innamora del bello e del ben fatto, qualità tipicamente Made in Italy. Affascinata da questa capacità tutta italiana di produrre Bellezza, entra in Fondazione dove collabora allo sviluppo dei progetti e delle attività legate alla comunicazione.