Un inno all’architettura paesaggistica e all’arte nel labirinto più grande del mondo

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Passeggiare tra le verdi stanze d’Italia, giardini da scoprire, da ammirare e fotografare. Soffermarsi per goderne la bellezza, assaporarne i profumi e distinguerne i colori. Giardini rigogliosi che rispecchiano l’armonia tra l’uomo e la natura, una forma d’arte che ci riempie di gioia con la sua semplice bellezza. I giardini ci incantano e si trasformano in mondi sempre diversi con il passaggio delle stagioni.
Vogliamo dedicare questo articolo al Labirinto della Masone, il più grande labirinto al mondo voluto da Franco Maria Ricci, editore, designer, collezionista d’arte e bibliofilo.

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Il Labirinto visto dal Belvedere all’alba. Credits: Yann Monel

Il labirinto si trova a Fontanellato in provincia di Parma. È stato inaugurato a giugno del 2015 e da allora circa 70.000 visitatori ogni anno si avventurano tra le sue stanze più segrete.
Esso rappresenta un luogo inedito, unico al mondo per la sua architettura e per l’offerta culturale che offre grazie anche al Museo. Pensate che il labirinto copre 8 ettari di terreno ed è stato realizzato interamente con piante di bambù di specie diverse. I percorsi all’interno si snodano per circa 3 chilometri. L’opera naturalistica fa parte del progetto Grandi Giardini Italiani e del circuito di promozione turistica I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.

I motivi che si celano dietro all’intenzione di Franco Maria Ricci di realizzare quest’opera li possiamo trovare in questa sua dichiarazione:

Da sempre i Labirinti mi affascinano. Insieme ai Giardini, sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden – così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi – incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una creazione del Potere e una fonte di turbamenti. Riflette la perplessa esperienza che abbiamo della realtà. 

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Franco Maria Ricci nel Labirinto. Credits: Yann Monel

Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa venti anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. – racconta Franco Maria Ricci – Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti; e le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. 
Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione del progetto che oggi le presento. Com’è noto, quando fece costruire il suo Labirinto, che era una prigione, Minosse nutriva intenzioni cupe e crudeli; io immaginai un equivalente addolcito, che fosse anche un Giardino, dove la gente potesse passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo.
La passione per il bambù – questa pianta elegantissima, ma così poco utilizzata in Occidente, e specialmente in Italia – mi suggerì la materia prima ideale. Da allora, e soprattutto negli ultimi anni, l’impresa ha assorbito la maggior parte del mio tempo. Quando nacque, il progetto aveva un carattere abbastanza personale e capriccioso. Sulle terre che avevano nutrito, e un po’ anche arricchito, la mia famiglia, volevo lasciare una traccia di me – come il gentiluomo Vicino Orsini, che tradusse le sue fantasie solitarie nel Parco dei Mostri, a Bomarzo. Col passare del tempo quell’idea primitiva si è in gran parte trasformata. 

Forse è colpa dell’età, ma ormai penso al Labirinto di Bambù soprattutto come a un lascito – a un modo di restituire, a un lembo di Pianura Padana che comprende Parma, il suo contado e le città vicine, una parte almeno del molto che mi ha dato. Accanto al Labirinto sorgeranno un Museo, una Biblioteca, un Archivio, e strutture turistiche che assicureranno, tanto all’Internazionale dei Colti e dei Curiosi quanto alla gente del luogo, specialmente ai giovani, accoglienza e occasioni di svago, di informazione e di ispirazione, nel segno della Civiltà, dello stile e del comfort”.

Il Labirinto della Masone ospita durante l’anno mostre di grande valore culturale e il programma viene elaborato da Franco Maria Ricci insieme al direttore culturale Edoardo Pepino.

La vastissima collezione d’arte di Franco Maria Ricci è ospitata nel Museo, che ad oggi comprende oltre 500 opere fra pitture, sculture e oggetti d’arte, dal ’500 al ’900. Una delle sue peculiarità è l’allestimento che non è quello casuale di una quadreria, né quello scientifico di un Museo: ma l’esposizione è stata studiata per associazioni, e non si astiene dal sottolineare i parallelismi che esistono tra le scelte di editore e quelle di collezionista. Oltre alla collezione permanente gli spazi ospitano numerose mostre temporanee e una biblioteca che contiene alcuni volumi stampati da Bodoni, facenti parte dell’imponente collezione bodoniana di Franco Maria Ricci, che sta diventando la più ampia, la più scelta, la più ricca di rarità del nostro tempo, e tutte le sue edizioni e quelle di un altro importante esponente della bibliofilia italiana, Alberto Tallone.

Il Labirinto offre anche un servizio di accoglienza che dedica grande attenzione alla tradizione territoriale, dal momento che Massimo Spigaroli, chef stellato del posto, firma la ristorazione del Labirinto della Masone, che comprende il Ristorante Al Bambù, il Caffé e la Bottega.

Non vi è dubbio che questo sia divenuto un luogo, che oltre ad attirare visitatori italiani e stranieri, ha contribuito al contempo, ad impreziosire il territorio, che oggi è conosciuto non solo per le eccellenze enogastronomiche e storiche (in zona si trova la bellissima Rocca di Fontanellato), ma è divenuto meta straordinaria per gli amanti dei giardini e dell’arte nelle sue più ampie sfaccettature.

La stagione 2019 al Labirinto della Masone inizia il 9 febbraio dopo la pausa invernale, con un ricco calendario di eventi, consultabili dal sito.

Dopo gli studi alla Scuola Interpreti e Traduttori di Bologna, Francesca consegue una seconda laurea all’Università di Modena. Una volta terminati gli anni accademici parte per Bruxelles per frequentare un master di specializzazione in comunicazione internazionale. Nel frattempo il lavoro di traduttore iniziato subito dopo la scuola di Bologna e protratto negli anni a seguire, la portano una volta rientrata in Italia, ad intraprendere una nuova esperienza lavorativa nell’ambito della comunicazione all’interno di aziende. La passione per le lingue straniere e per la scrittura trovano perfetta armonia nello storytelling, da cui nasce il blog www.ciaoemilia.com. Con l’attività di blogging, le collaborazioni editoriali si allargano anche all’estero in particolare negli Stati Uniti. Nel 2016 Francesca diventa giornalista pubblicista e continua la sua professione nel mondo della comunicazione.