Made in Cloister

Napoli

Continuiamo a ragionare sul riuso dal basso dei tanti luoghi del nostro patrimonio infinito. Il progetto Made in Cloister è partito, a Napoli, nel 2012 con il restauro del chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello –  raro esempio di Rinascimento napoletano e archeologia industriale – che versava in uno stato di totale abbandono.

La storia del luogo e la sua posizione hanno definito il progetto di riconversione: recuperare una parte del patrimonio culturale della città per destinarla al rilancio delle tradizioni artigianali, rinnovandole con spirito contemporaneo attraverso la realizzazione di progetti con artisti e designers internazionali. La cosa essenziale di Made in Cloister è la capacità di fare di un luogo semi abbandonato un nodo della rete globale, un posto che contamina il locale con l’immaginazione del mondo. Questo pensiero si è attuato con la mostra delle grandi tele di Laurie Anderson nel 2016, con le presenze di Patty Smith e Massimo Bottura e con la mostra di Mimmo Paladino che si inaugura nel maggio del 2018.

Rinnovamento del luogo, costruzione di un circuito internazionale e attivazione sociale. “Per poter considerare la prossimità come un progetto – il nostro progetto-, dobbiamo però continuare ad agire. Responsabilità, sobrietà, bellezza sono le parole chiave. Responsabilità e sobrietà servono a tenerci in piedi, la bellezza serve a non perdere il bandolo di quel che siamo stati”. Questo dicono i protagonisti del progetto.


La loro leva sta tutta intorno ed è la città di Napoli, una città che ha il più vasto centro storico d’Europa, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1995, una città che ha conservato una straordinaria stratificazione che si esprime in un imponente patrimonio artistico, monumentale e culturale.
Il Centro Storico di Napoli è una vastissima area abitata da un’umanità autentica, nei suoi vicoli si sono sviluppate le più antiche forme di lavorazione dando luogo nei secoli a straordinarie tradizioni artigianali. Far incontrare le botteghe artigiane con l’immaginario del mondo, dando a queste tradizioni una nuova anima e una nuova energia, è uno degli scopi di Antonio Martiniello e di quelli che con lui si sono avventurati in quest’opera.
Pensare in modo nuovo alla propria via, al cortile, alla piazza, come se fossero un chiostro monastico o un opificio – il luogo è stato un antico lanificio – , è il modo per promuovere insieme la bellezza e il valore, tornando con nuovi mezzi (l’arte, l’educazione, la manifattura) all’interno di strutture urbane che nel tempo hanno perso di significato.
Non solo conservare ma sviluppare iniziative e lavoro è il modello guida del progetto.

Crediti immagine: Francesco Begonja

Giornalista professionista e sociologo, è tra i Fondatori di Italia Patria della Bellezza di cui ne apprezza particolarmente il ruolo economico e sociale finalizzato alla crescita del nostro Paese.

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